Attacco di fame o inganno ormonale? La verità scientifica oltre i sensi di colpa

Eccoci al secondo appuntamento con la nostra rubrica dedicata alla fisiologia della nutrizione.

📌 Ti sei perso/a la puntata precedente? Puoi trovarla qui: Il vero motore del dimagrimento: come brucia le calorie il nostro corpo? »

Quando la fame sembra diventare improvvisamente incontrollabile e l'attrazione verso i cibi più calorici si fa irresistibile, la tendenza comune è colpevolizzarsi. La realtà biologica, tuttavia, è molto diversa: nella maggior parte dei casi non si tratta di una mancanza di forza di volontà, ma di una vera e propria battaglia chimica che si combatte all'interno del nostro organismo.

I protagonisti di questo invisibile tiro alla fune sono due ormoni: la grelina e la leptina.

Arnold Schwarzenegger - Fame Edonistica
Immagine a scopo divulgativo - Arnold Schwarzenegger - Foto di Art Zeller

Grelina: la voce dello stomaco vuoto

La grelina è un ormone peptidico rilasciato direttamente dal nostro stomaco ed è scientificamente conosciuta come "l'ormone della fame". Quando siamo a digiuno, i suoi livelli si alzano e viaggiano dritti verso il cervello.

La cosa più affascinante – e spesso d'ostacolo ai nostri obiettivi – è che la grelina non si limita a far brontolone lo stomaco. Questo ormone agisce sui circuiti del piacere stimolando la produzione di dopamina, il neurotrasmettitore della gratificazione. Di conseguenza, promuove la ricerca attiva di cibo spingendoci a desiderare specificamente alimenti densi di calorie e zuccheri rispetto al cibo regolare. In pratica, è la grelina a guidare la nostra "fame edonistica", condizionando le nostre scelte culinarie sulla base del piacere immediato.

Leptina: il freno a mano del nostro grasso

Al contrario della grelina, questo ormone viene prodotto direttamente dal nostro tessuto adiposo (le cellule di grasso). La leptina fa parte di un sofisticato sistema di regolazione a lungo termine che ha l'obiettivo di monitorare i depositi energetici e mantenere il peso ideale.

Viaggiando nel sangue fino all'ipotalamo, la leptina segnala al cervello lo stato attuale delle nostre riserves operative. Il seu compito è l'esatto opposto di quello della grelina: diminuisce la spinta a cercare cibo, frena l'appetito e invia un messaggio chiaro e preciso: "Le riserves sono piene, puoi smettere di mangiare".

Il cortocircuito: la resistenza alla leptina

A rigor di logica, una maggiore quantità di tessuto adiposo dovrebbe tradursi in una produzione più alta di leptina e, di conseguenza, in una naturale riduzione della fame. Purtroppo, questo perfetto equilibrio biologico può rompersi.

In contesti di sovrappeso prolungato può infatti instaurarsi una condizione nota come leptino-resistenza, che blocca la comunicazione sia a livello centrale che periferico. In questa situazione, anche se l'organismo produce grandi quantità di leptina, il cervello non riesce più a percepirne il segnale. Il risultato è un cortocircuito frustrante: il corpo continua a inviare segnali di fame persistente nonostante l'abbondanza di riserves energetiche già accumulate.


Comprendere questi ingranaggi biochimici è il primo passo per guardare al nostro corpo con occhi diversi, liberandoci da inutili sensi di colpa e affrontando il nostro percorso di allenamento e nutrizione con una reale consapevolezza scientifica.

Dopotutto, stomaco e tessuto adiposo non sono gli unici a comunicare con la nostra mente: sapevate che nel nostro intestino si nasconde un vero e proprio "secondo cervello" che pesa ben 1,5 kg? Nel prossimo articolo scopriremo i segreti del microbiota intestinale e come questi batteri influenzino non solo la digestione, ma anche lo stress, l'umore e le nostre energie!

Al prossimo articolo!