L'uscita nelle sale del nuovo film sull'Odissea sta riportando al grande pubblico il fascino dell'epica omerica. Ma per chi vive tutti i giorni la cultura fisica, la Grecia classica non è solo mitologia, ma punto di partenza per la disciplina stessa.
Se in un precedente post del blog avevamo esplorato il legame tra la scultura classica e l'ideale del corpo come opera d'arte a partire dal mito di Ercole, oggi vogliamo andare un po' più in là e parlare di un gesto atletico e plastico ben preciso: la prova dell'arco di Ulisse e la sua trasposizione nel palco del moderno bodybuilding.
🏛️ Sandow, la Sezione Aurea e l'Ingegno di Odisseo
Già alla fine dell'Ottocento, Eugen Sandow, considerato il padre del culturismo moderno, dopo un viaggio in Italia rimase folgorato dalle statue greco-romane. Fu il primo a usare la sezione aurea (Φ ≈ 1,618) come parametro matematico per costruire un fisico proporzionato ed armonioso, trasformando l'allenamento in una disciplina visiva.
L'alleanza tra bellezza ed efficienza atletica trova il suo apice nel racconto la Canto XXI dell’Odissea.
Per decidere chi meriti la sua mano, Penelope impone ai Proci una sfida apparentemente impossibile: incordare il grande arco di Ulisse e scoccare una freccia attraverso l'anello di dodici scuri. I pretendenti, affidandosi soltanto alla forza bruta, falliscono uno dopo l'altro.
Quando l'arco arriva nelle mani di Ulisse, l'eroe non fa leva sui muscoli, ma sulla sua celebre polymetis (l'ingegno multiforme): controlla l'arma, la flette con semplice un gesto, la incorda senza sforzo apparente e compie l'impresa. In un momento di massima tensione e controllo.

🏹 La "Archer Pose" e il Vacuum di Mike Mentzer
Nel bodybuilding della Golden Era, questa stessa dinamica visiva e concettuale ha trovato il suo interprete supremo in Mike Mentzer.

Mentzer è passato alla storia per aver reso la Archer Pose (la Posa dell'Arciere) uno dei momenti più iconici delle sue routine. In questa posa, in cui un braccio è disteso in avanti e l'altro è flesso vicino al volto a simulare il tiro con l'arco, l'atleta ricrea tridimensionalmente la figura di Ulisse pronto a scoccare la freccia.
Ciò che rendeva l'esecuzione di Mentzer un capolavoro insuperato sul palco del Mr. Olympia del 1979 e nei famosi scatti fotografici di quell’epoca era la sinergia unica con lo stomach vacuum (il vuoto addominale).
Svuotando i polmoni e richiamando la parete addominale verso l'interno, Mentzer creava un contrasto visivo impressionante che accentuava al massimo il suo V-taper:
- V-taper estremo: L'addome risucchiato stringeva la vita al minimo, facendo risaltare l'ampiezza delle spalle e del dorsale.
- Risalto dei dettagli: Metteva in luce in modo asimmetrico e dinamico il gran dentato anteriore (serratus anterior), i deltoidi e le braccia con un'angolazione unica.

Dalla Leggenda alla pratica
L'episodio dell'arco di Ulisse e la posa dell'arciere ci rimandano a un principio fondamentale della cultura fisica: la forza sprovvista di controllo e misura è cieca.
Mike Mentzer ha incarnato l'ideale greco della Kalokagathia, la bellezza fisica sorretta dalla tempra della mente. Ogni volta che in palestra ci soffermiamo ad analizzare la tecnica di un esercizio o l'equilibrio del nostro sviluppo muscolare, non ci stiamo soltanto allenando: stiamo facendo rivivere, nel nostro piccolo, un mito intramontabile.
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