- GloriaCarli's Blog
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Nel mondo del fitness e della cultura fisica moderna si tende a parlare quasi esclusivamente di nutrizione, supplementi, periodizzazione dei sovraccarichi sui gruppi muscolari e tecniche di intensità. Esiste tuttavia una variabile ambientale quotidiana che influenza la performance in modo diretto e misurabile, spesso ridotta o addirittura non considerata dai meno esperti, la temperatura della sala pesi.
In oltre trent’anni di attività continua nel mondo dell’atletica pesante, a contatto con atleti, palestre e condizioni operative molto diverse tra loro, abbiamo osservato un dato costante: quando in palestra la temperatura supera una certa soglia, lo stimolo allenante cala in maniera fisiologica e sistematica, soprattutto nei lavori in sala attrezzi
Durante l’allenamento, il sistema cardiovascolare non lavora su un singolo obiettivo, ma deve distribuire la portata ematica tra più distretti contemporaneamente:
- muscoli scheletrici (lavoro meccanico)
- cute (termoregolazione)
- cuore stesso (aumento del costo metabolico)
Quando la richiesta complessiva supera la capacità di adattamento acuto del sistema, si entra in una condizione di competizione funzionale per la portata cardiaca.
Il risultato è prevedibile:
- calo della performance
- aumento della fatica percepita e reale
- riduzione della qualità del volume allenante
E questo si traduce direttamente in:
- riduzione del lavoro meccanico sostenibile
- diminuzione del volume efficace (effective reps)
- perdita di capacità nel mantenere:
- carichi
- densità di allenamento
- recupero tra le serie
In pratica lo stimolo ipertrofico, progressivamente degradato sessione dopo sessione viene ridotto ai minimi termini.
La finestra termica ideale: le evidenze scientifiche
L’American College of Sports Medicine (ACSM) e le ricerche pubblicate sul Journal of Strength and Conditioning Research convergono da tempo nell'individuare un range termico ottimale per l'allenamento indoor con i sovraccarichi, compreso strettamente tra i 18°C e i 22°C, con un tasso di umidità relativa inferiore al 60%.
Quando ci si allontana da questi parametri, la fisiologia del corpo umano risponde alterando i processi omeostatici, con ripercussioni immediate sulla bioenergetica muscolare.
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Sotto i 15°C: Il corpo reagisce attivando processi di vasocostrizione periferica per preservare il calore interno. Dal punto di vista atletico, questo si traduce nella necessità di un warm-up (riscaldamento) notevolmente più lungo ed energeticamente dispendioso, aumentando la viscosità muscolare e, di conseguenza, il rischio di lesioni acute e strappi fibrillari.
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Sopra i 26°C: Si innesca il meccanismo opposto. Il sistema cardiovascolare deve ridistribuire il flusso ematico verso la cute (vasodilatazione periferica) per favorire la dissipazione del calore tramite la sudorazione. Questa costante richiesta energetica per la termoregolazione sottrae sangue e ossigeno ai muscoli scheletrici impegnati nel sollevamento.
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Oltre i 30°C: La letteratura scientifica evidenzia un crollo lineare della performance pura, stimato in un calo del 5-8% per ogni singolo grado in più. La capacità di reclutamento delle unità motorie ad alta soglia si riduce drasticamente, rendendo inefficace il lavoro ad alta intensità.
La progressione della temperatura corporea sotto sforzo
Durante un allenamento intenso (come una sessione pesante di squat, stacco o un lavoro di condizionamento metabolico), la produzione di calore endogeno aumenta fino a 20 volte rispetto ai valori di riposo. La temperatura interna dell'atleta segue una curva precisa:
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37,0 – 37,5 °C: Stato di riposo omeostatico.
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38,5 – 39,5 °C: Zona ottimale di efficienza biologica. A questo livello, l'aumento della temperatura interna ottimizza l'attività enzimatica, accelera le reazioni chimiche muscolari e migliora l'elasticità dei tessuti connettivi.
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39,5 – 40,0 °C: Fase critica. Subentra la fatica centrale (sistema nervoso), accompagnata da un iniziale calo cognitivo e della coordinazione intra e inter-muscolare.
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Oltre i 40,0 °C: Rischio imminente di ipertermia e colpo di calore. Il sistema di sicurezza biologico impone uno stop immediato della performance per preservare gli organi vitali.

Il principio di sovrapposizione degli effetti
In una sala attrezzi non climatizzata (o ventilata in modo approssimativo con finestre aperte che immettono aria calda ed umida, con condizionatori o peggio con ventilatori sparsi vicino alle zone di allenamento), la temperatura ambientale elevata compromettono la regolazione del sudore, che è il principale mezzo del corpo per raffreddarsi.
I due effetti – il calore ambientale e l'innalzamento termico endogeno – si sommano. L'atleta raggiunge la zona critica (sopra i 39,5°C) molto prima di aver completato il volume di allenamento programmato, sperimentando spossatezza precoci, cali pressori e un drastico abbassamento dei livelli di forza massima ed esplosiva.
La filosofia costruttiva della SPORTFORMA
Per questo motivo anche noi abbiamo imparato che non basta adattare un magazzino, un capannone, un'autorimessa o un luogo qualunque a palestra. La scelta delle nostre nuove palestre, non sarà più quella di adattarsi, gli impianti adibiti a palestra hanno delle caratteristiche ben precise, l'installazione di un impianto di climatizzazione totale, centralizzato e pulito, non è sempre un optional secondario, ma come una condizione tecnica ed etica per noi non più negoziabile.
Garantire un ambiente a temperatura controllata significa permettere ai nostri soci di allenarsi con la massima espressione di forza anche nei mesi più caldi, proteggendo il sistema cardiocircolatorio e garantendo un recupero ottimale tra le serie.
Alla SPORTFORMA crediamo nella cultura scientifica dello sport, si fatica per superare se stessi e anche per vincere la gravità dei pesi, ma mai per l'afa.
Ringrazio Chiara per la vignetta.
Riferimenti bibliografici
- American College of Sports Medicine. Position Stand: Exertional Heat Illness during Training and Competition. Med Sci Sports Exerc. 2007;39(3):556–72.
- González-Alonso J, et al. Influence of body temperature on the development of fatigue during prolonged exercise in the heat. J Appl Physiol. 1999;86(3):1032–9.
- Casa DJ, et al. National Athletic Trainers' Association Position Statement: Exertional Heat Illnesses. J Athl Train. 2015;50(9):986–1000.
Hic Sunt Leones.

